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Le storiche nevicate del gennaio 1985

 

La lunga permanenza di una configurazione depressionaria in quota sull'Europa Centrale, mentre l'anticiclone atlantico si protendeva molto verso nord; permise, per molti giorni, la discesa di aria di recente origine artica fino a latitudini insolitamente meridionali.
Tra il 4 e il 5 il primo fronte, nella sua veloce discesa da nord, interessò le nostre regioni entrando dalla porta della bora con tormente di neve che si mostrarono particolarmente intense sulle regioni orientali, abbondanti rovesci di neve investirono il ferrarese e la Romagna e il Veneto, con fenomeni temporaleschi e forte vento che toccò i 115 Km/h a Marina di Ravenna e 94 Km/h a Rimini

Nei giorni successivi, col ritorno del tempo anticiclonico, le temperature precipitarono ovunque su livelli estremamente bassi.
Il giorno 8, un nuovo impulso di aria artica, dopo aver interessato le Isole Britanniche, raggiunse il Mediterraneo entrando dalla valle del Rodano e innescando una circolazione depressionaria, nella quale confluirono correnti meridionali, calde e umide in risalita lungo l'Adriatico, con aria molto fredda proveniente dall'Europa Orientale. Riprese a nevicare sul Nord Italia e particolarmente, in Emilia Romagna e Veneto ma anche su parte della Lombardia.

Nei giorni seguenti si rafforzò l'anticiclone, che dalla Inghilterra e dall'Atlantico settentrionale si spinse fino alle nostre regioni; il tempo migliorò, ma l' aria artica portò le temperature a livelli da primato, complice l'albedo prodotta dalla copertura nevosa, soprattutto nelle aree soggette ad inversione termica, come la bassa pianura, dove il termometro discese oltre -25 C°.


Il 14 gennaio, un nuovo impulso di aria artica, da nord est, transitò a nord dell'arco alpino, raggiunse il bacino occidentale del Mediterraneo e successivamente l'Algeria, si formò una profonda depressione centrata da prima sul Golfo Ligure, che poi si spostò, intensificandosi, verso la Libia, coinvolgendo tutto il bacino centrale del Mediterraneo con intense correnti meridionali.

Contrariamente alle situazioni depressionarie precedenti, abbastanza evolutive, questa volta, un robusto anticiclone ostacolò per molte ore il movimento verso est del sistema depressionario,
aria calda e umida affluì massicciamente sull'Italia fino al giorno 17, determinando tempo fortemente perturbato, per quattro giorni, su tutte le regioni. Nevicò molto intensamente su quasi tutto il Nord Italia, il fenomeno interessò particolarmente la Lombardia e il Piemonte, mentre le perduranti correnti sciroccali portarono ad un rapido rialzo termico e all'assottigliamento del cuscino d'aria fredda, con graduale trasformazione delle precipitazioni nevose in pioggia sulla Valpadana centro orientale; più a ovest invece il rialzo termico coincise anzi con una intensificazione dei fenomeni nevosi.

Nella tabella seguente si ricostruisce, sulla base di alcune stazioni meteorologiche e di alcuni dati amatoriali, la distribuzione degli eventi nevosi, al passaggio dei tre fronti perturbati: in giallo la prima veloce perturbazione, da NE, in verde la seconda dalla porta del Rodano con formazione del minimo barico tra Tirreno e regioni centrali e in azzurro la terza, verso le Baleari con richiamo più marcato di aria umida e più calda sull'Italia; in basso l'accumulo massimo rilevato al suolo e il giorno corrispondente.(Si tenga conto che alcune località avevano ancora il suolo innevato per le nevicata di fine dicembre).
I dati vanno intesi come approssimativi, in quanto spesso non essendo disponibili quelli delle stazioni ufficiali, ci è serviti di stime dedotte da articoli pubblicati.
In evidenza come i massimi accumuli si siano registrati tra il 16 e 17 gennaio su molte località del nord ovest e dell'Emilia, a Vicenza e a Trento, dove la nevicata si è protratta fino a quelle date a causa del cuscino freddo più consistente; sul Garda e nel Veronese, il massimo accumulo risulta anticipato al 14, poichè nei giorni successivi piovve; la Romagna, particolarmente interessata dalla seconda perturbazione, segnò i suoi massimi accumuli il 10 gennaio, e la costa veneta, il 9.

Per quanto riguarda l'ultima fase, 13-17 gennaio, interessante osservare la progressione dell'accumulo nevoso al suolo rilevato presso alcuni aeroporti

Marco Pifferetti gennaio 2015

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