Sito di Marco Pifferetti
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Microclimi nevosi della pianura padano veneta

Il grado di continentalità e la vicinanza alle catene montuose determina in linea di massima la nevosità dell'area padano veneta; è più' elevata sul settore occidentale dove il clima e' più' continentale, la quota altimetrica più elevata e l'orografia favorisce, il ristagno di spessi strati di aria fredda, meno elevata sul settore orientale, sia per l'influenza mitigatrice dell'Adriatico, sia per la maggior esposizione ai venti caldi di scirocco.
Su tali linee generali si inseriscono localmente caratteristiche microclimatiche spesso poco studiate, che conferiscono ad aree di varia grandezza, medie nevose significativamente diverse delle zone circostanti.
Questo articolo si propone di evidenziare queste caratteristiche microclimatiche determinate non tanto dalla quota altimetrica ma da altri fattori

Alcuni di questi effetti sono supportati da attendibili serie storiche di dati, altri sono meno chiari e mal documentati; certi risultano chiaramente visibili sulla carte da me elaborate, altri sono difficilmente rappresentabili a scala ridotta.

Molto evidente ed esteso, (quindi non proprio un microclima), il caso della pianura emiliano dove la fascia prossima ai rilievi appenninici riceve quantitativi di neve nettamente superiori alla media e bassa pianura; così a fronte di una media nivometrica (1960- 2010) intorno ai 30 cm di Parma, Reggio e Modena, la fascia pedecollinare ad appena una decina di Km più a Sud sfiora i 50 cm di media. Talvolta Modena e Reggio registrano vistose differenze tra quartieri a sud e nord dei centri urbani. Tale distribuzione è legata alle situazioni con stau appenninico il cui effetto si estende anche alla fascia pedemontana, tale configurazione determina le nevicate di maggior rilievo sulla regione. Più complesso il microclima dell'area bolognese, dove sembra delinearsi una zona di massima nevosità tra il centro urbano e Anzola Emilia, poco più a ovest che riceve quantitativi di neve superiori anche a varie zone di fondovalle come Sasso Marconi; a est e nord della città, poi, la nevosità cala bruscamente.

Analoga a quella emiliana, la situazione sulla pianura romagnola con neve meno abbondante ma gradiente ancora più elevato procedendo dall'aperta pianura verso i rilievi; nel riminese dove le influenza del mare e dei vicini rilievi determinano un gradiente di nevosità particolarmente elevato: si passa da poco più di 10 cm della linea di costa a oltre 30 cm delle prime colline

Sulla pianura veneta si evidenziano vari microclimi: quello più documentato è certamente quello di Verona, la città "allergica" alla neve; motivo di tale particolarità sembra essere il vento di caduta dai monti Lessini capace di innalzare la temperatura rendendo più difficili le cadute di neve, proprio quando la situazione sarebbe favorevole alle precipitazioni; scarso rilievo avrebbe invece la vicinanza del Garda, come dimostra la nevosità decisamente più elevata di Affi e Caprino più vicine al Lago del capoluogo.( Verona e l'ombra nevosa)

Una analoga situazione, anche se meno evidente, si verifica talvolta sulla zona di Brescia, dove l'aperta pianura risulta leggermente più nevosa della fascia pedemontana (borino_bresciano) e a est di Vicenza, nella zona di Bassano del Grappa ove talvolta in occasione di eventi nevosi, venti caduta dal Monte Grappa trasformano la neve in pioggia rendendo il Bassanese meno nevoso delle pianure limitrofe.Lungo la fascia pedemontana si manifestano anche in altre aree venti di caduta da NE che determinano localmente fenomeni di ombra nevosa come a Conegliano e Aviano.

Ben diverso il microclima di Vicenza città, dove il riparo fornito dai Monti Berici sui "cuscini di aria fredda" determina spesso la prosecuzione dei fenomeni nevosi da addolcimento, anche quando altrove già piove; le medie nivometriche dal 1996 ad oggi indicano una media di circa 20 cm per la città di Vicenza, contro i valori inferiori a 10 cm per Verona e Bassano.

L'allineamento Monti Berici - Colli Euganei determina un altro microclima interessante: le due zone collinari riescono a intrappolare piccoli cuscini di aria fredda e la nevosità è decisamente più elevata che nelle aree circostanti, ciò veniva ben evidenziato anche nella cartografia 1921-1960, (che trascurava invece le differenze tra Verona e Vicenza). In questa zona, le cadute di neve avvengono generalmente con correnti da NE che impattano sui rilievi determinando una maggiore nevosità da stau sui versanti esposti e sulla pianura antistante, così la stazione di Rovolon alle pendici settentrionali dei Colli Euganei gode una nevosità superiore ai 30 cm contro poco più di 15 della zona di Este sull'altro versante (dati riferito agli ultimi inverni). Anche la pianura a ovest dei colli risulta influenzata dalla loro presenza ricevendo più o meno neve delle aree circostanti a seconda della direzione di provenienza delle perturbazioni nevose. (Il difficile rapporto dell'estense con la neve)

Il delta del Po è la zona meno nevosa di tutta la pianura veneta, anche con situazioni "da neve" per il Veneto, spesso si trova escluso dai fenomeni infatti, in tali situazioni, la disposizione del vento in quasi tutta la regione è da NE, mentre qui, soffia da scirocco. La linea di convergenza tra le due correnti si trova spesso nei dintorni di Adria.

Talvolta si evidenzia una maggiore nevosità, rispetto alle aree circostanti, di un tratto di costa veneta a est di Venezia,comprendente il Litorale del Cavallino e la foce del Piave, il fenomeno dipende probabilmente dal fatto che qui la bora scura, tipica delle situazioni da neve, non è nè un vento di caduta come in varie zone della pedemontana veneta, nè percorre tratti sul mare capaci di riscaldarla: le cartografie ufficiali 1921-1960 non evidenziano tale fenomeno, per cui risulta difficile dire se si tratti di un evento ricorrente, le fotografie satellitari del 18/12/01 12/1/03, 3/3/04 e 24/2/05 conseguenti ad eventi rilevanti sono comunque eloquenti.

Più a Est è nota la singolare situazione di Udine dove le nevicate, spesso accompagnate dalla bora, che soffiando particolarmente impetuosa a sud della città, impedisce accumuli di neve consistenti, mentre a nord e verso le colline, dove il vento tende ad attenuarsi, gli accumuli possono essere sensibilmente maggiori per poi calare nuovamente ancora più a nord verso Tarcento.

Naturalmente la bora condiziona fortemente gli accumuli nevosi anche a Trieste, dove la neve cade spesso "orizzontale"; il caratteristico vento soffia molto forte sul mare e meno all'interno, così i 5 cm scarsi annui, del lungomare diventano 10 in centro città, 20 nei quartieri interni più riparati, fino a valori ben superiori sul Carso; il tutto nell'arco di pochi chilometri

I laghi prealpini, influenzano sensibilmente la temperatura anche durante i fenomeni nevosi, innalzando un po' il limite delle nevicate, ciò però non avviene in modo uniforme e l'effetto è limitato alla fascia più prossima alle rive; le stazioni poste in riva ai laghi di cui si dispone di lunghe serie storiche presentano valori medi decisamente bassi, Lugano è intorno ai 25 cm, Verbania intorno ai 20 cm e Salò non raggiunge i 10 cm.

Restando nella fascia prealpina, merita una citazione la zona di Varese dove la nevosità già elevata nell'area urbana (50 cm dal 1960 ad oggi), arriva a raddoppiare nelle vicine Valganna e Val Marchirolo ad appena poche decine di m di quota più in alto del capoluogo; qui entrano in gioco complesse dinamiche, molto ben documentate in un articolo di Filippo Ricciardi; basta percorre pochi Km verso il Lago Maggiore per avere invece un notevole calo di nevosità che scende rapidamente sotto i 20 cm.

Una citazione merita la zona di Novi Ligure e Ovada, nel basso alessandrino; qui la pianura padana si protende verso sud a forma di sacco; le depressioni invernali centrate sul golfo di Genova, attivano nei bassi strati correnti settentrionali capaci di accumularvi l'aria fredda padana, mentre in quota affluisce aria umida, foriera di precipitazioni; ne risulta una nevosità particolarmente elevata, purtroppo non ben documentata da dati di lungo periodo.


Analoga la situazione di Cuneo pure posta in un'appendice meridionale della pianura, che si presta a conservare bene sacche di aria fredda, ma qui la nevosità di ben 112 cm annui, è fortemente influenzata anche dalla quota altimetrica molto superiore a tutte le altre aree pianeggianti considerate.

Un discorso a parte merita il fenomeno delle isole di calore urbane, per alcuni climatologi determinanti sugli accumuli nevosi, per altri trascurabili, in quanto durante le precipitazioni il rimescolando dell'aria ridurrebbe notevolmente l'effetto: dall'analisi dei dati sembra verificato l'effetto isola di calore solo per l'area urbana Milano, dove le misurazioni di neve fresca del centro sono effettivamente inferiori a quelle delle zone periferiche, mentre risulta generalmente irrilevante per le città più piccole.