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Informazioni sulle nevi di casa e del mondo, da Albinea, Reggio
Emilia, Italy
Microclimi nevosi della pianura padano veneta
Il grado di continentalità e la vicinanza
alle catene montuose determina in linea di massima la nevosità dell'area
padano veneta; è più' elevata sul settore occidentale dove il
clima e' più' continentale, la quota altimetrica più elevata e
l'orografia favorisce, il ristagno di spessi strati di aria fredda, meno elevata
sul settore orientale, sia per l'influenza mitigatrice dell'Adriatico, sia per
la maggior esposizione ai venti caldi di scirocco.
Su tali linee generali si inseriscono localmente caratteristiche microclimatiche
spesso poco studiate, che conferiscono ad aree di varia grandezza, medie nevose
significativamente diverse delle zone circostanti.
Questo articolo si propone di evidenziare queste caratteristiche microclimatiche
determinate non tanto dalla quota altimetrica ma da altri fattori
Alcuni di questi effetti sono supportati da attendibili serie storiche di dati, altri sono meno chiari e mal documentati; certi risultano chiaramente visibili sulla carta da me elaborata, altri sono difficilmente rappresentabili a scala ridotta.
Molto evidente il caso della pianura emiliano dove la fascia prossima ai rilievi appenninici riceve quantitativi di neve nettamente superiori alla media e bassa pianura; così a fronte di una media nivometrica (1960- 2006) intorno ai 30 cm di Parma, Reggio e Modena, la fascia pedecollinare ad appena una decina di Km più a Sud sfiora i 50 cm di media. Talvolta Modena e Reggio registrano vistose differenze tra quartieri a sud e nord dei centri urbani. Tale distribuzione è legata alle situazioni con stau appenninico caratteristiche delle nevicate di rilievo sulla regione.
Più complesso il microclima dell'area bolognese, dove sembra delinearsi una zona di massima nevosità tra il centro urbano e Anzola Emilia, poco più a ovest che riceve quantitativi di neve superiori anche a varie zone di fondovalle come Sasso Marconi; a est e nord della città, poi, la nevosità cala bruscamente.
Analoga a quella emiliana, la situazione sulla pianura romagnola con neve meno abbondante ma gradiente più elevato; nel riminese dove le influenza del mare e dei vicini rilievi determinano un gradiente di nevosità particolarmente elevato: si passa da meno di 10 cm dalla linea di costa a oltre 30 delle prime colline
Sulla pianura veneta si evidenziano vari microclimi: quello più documentato è certamente quello di Verona, la città "allergica" alla neve; motivo di tale particolarità sembra essere il vento di caduta dai monti Lessini capace di innalzare la temperatura rendendo più difficili le cadute di neve, proprio quando la situazione sarebbe favorevole alle precipitazioni; scarso rilievo avrebbe invece la vicinanza del Garda, come dimostra la nevosità decisamente più elevata di Affi e Caprino più vicine al Lago. Una analoga situazione, anche se meno evidente, si verifica talvolta sulla zona di Brescia, dove l'aperta pianura risulta leggermente più nevosa della fascia pedemontana.
Ben diverso il microclima nevoso di Vicenza dove il riparo fornito dai Monti Berici sui "cuscini di aria fredda" determina spesso la prosecuzione dei fenomeni nevosi da addolcimento, anche quando altrove già piove; le medie nivometriche dal 1996 ad oggi indicano una media di 21 cm per la città di Vicenza contro i 7 cm di Verona.
L'allineamento Monti Berici - Colli Euganei determina un altro microclima interessante: le due zone collinari riescono a intrappolare piccoli cuscini di aria fredda e la nevosità è decisamente più elevata che nelle aree circostanti, ciò veniva ben evidenziato anche nella cartografia 1921-1960, che trascurava invece le differenze tra Verona e Vicenza. In questa zona, le cadute di neve avvengono generalmente con correnti da NE che impattano sui rilievi determinando una maggiore nevosità da stau sui versanti esposti e sulla pianura antistante, così la stazione di Rovolon alle pendici settentrionali dei Colli Euganei gode una nevosità superiore ai 30 cm contro poco più di 15 della zona di Este sull'altro versante (dati riferito agli ultimi inverni).
Il delta del Po è forse la zona meno nevosa di tutta la pianura veneta, anche con situazioni da neve per il Veneto, spesso si trova escluso dai fenomeni infatti, in tali situazioni, la disposizione del vento in quasi tutta la regione è da NE, mentre qui, soffia da scirocco. La linea di convergenza tra le due correnti si trova spesso nei dintorni di Adria.
Nelle recenti stagioni invernali è risultata talvolta evidente una maggiore nevosità rispetto alle aree circostanti, di un tratto di costa veneta a est di Venezia, il Litorale del Cavallino e la foce del Piave: purtroppo mancano riscontri per gli anni precedenti e nemmeno le cartografie ufficiali 1921-1960 evidenziano tale fenomeno, per cui risulta difficile dire se si tratti di casualità o di di un evento ricorrente, le fotografie satellitari del 18/12/01 12/1/03, 3/3/04 e 24/2/05 conseguenti ad eventi rilevanti sono comunque eloquenti.
Più a Est è nota la singolare situazione di Udine dove le nevicate sono spesso accompagnate dalla bora, che soffiando particolarmente impetuosa a sud della città, impedisce accumuli di neve consistenti; a nord e verso le colline, dove il vento tende ad attenuarsi, gli accumuli possono essere sensibilmente maggiori per poi calare nuovamente ancora più a nord verso Tarcento.
Naturalmente la bora condiziona fortemente gli accumuli nevosi anche a Trieste, dove la neve cade spesso "orizzontale"; il caratteristico vento soffia molto forte sul mare e meno all'interno, così i 5 cm scarsi annui, del lungomare diventano 10 in centro città, 20 nei quartieri interni più riparati, fino a valori ben superiori sul Carso; il tutto nell'arco di pochi chilometri
I laghi prealpini, influenzano la temperatura anche durante i fenomeni nevosi,
innalzando di alcune decine di metri il limite delle nevicate, ciò però
non avviene in modo uniforme e l'effetto è limitato alla fascia più
prossima alle rive; le stazioni poste in riva ai laghi di cui si dispone di
lunghe serie storiche presentano valori medi decisamente bassi, Lugano è
intorno ai 25 cm (media calcolata dal 1960 ad oggi).
Restando nella fascia prealpina, merita una citazione la zona di Varese dove la nevosità già elevata nell'area urbana (50 cm dal 1960 ad oggi), arriva a raddoppiare nelle vicine Valganna e Val Marchirolo ad appena poche decine di m di quota più in alto del capoluogo; qui entrano in gioco complesse dinamiche, molto ben documentate in un articolo di Filippo Ricciardi; basta percorre pochi Km verso il Lago Maggiore per avere invece un notevole calo di nevosità che scende rapidamente sotto i 20 cm.
Una citazione merita la zona di Novi Ligure e Ovada, nel basso alessandrino;
qui la pianura padana si protende verso sud a forma di sacco; le depressioni
invernali centrate sul golfo di Genova, attivano nei bassi strati correnti settentrionali
capaci di accumularvi l'aria fredda padana, mentre in quota affluisce aria umida,
foriera di precipitazioni; ne risulta una nevosità particolarmente elevata,
purtroppo non documentata da dati di lungo periodo.
Analoga la situazione di Cuneo pure posta in un'appendice meridionale della
pianura, che si presta a conservare bene sacche di aria fredda, ma qui la nevosità
di ben 112 cm annui, è fortemente influenzata anche dalla quota altimetrica
elevata.
Un discorso a parte merita il fenomeno delle isole di calore urbane, per alcuni climatologi determinanti sugli accumuli nevosi, per altri trascurabili, in quanto durante le precipitazioni il rimescolando dell'aria ridurrebbe notevolmente l'effetto: dall'analisi dei dati sembra verificato l'effetto isola di calore solo per l'area urbana Milano, dove le misurazioni di neve fresca del centro sono effettivamente inferiori a quelle delle zone periferiche, mentre risulta irrilevante per le città più piccole.