Sito di Marco Pifferetti.

 

 

Non è più la scuola degli anni ‘80


Ho cominciato ad insegnare nel 1981, tre anni di precariato, poi ruolo per Educazione Tecnica nella scuola media, nel 1984. La situazione di allora consentiva di trasmettere agli studenti conoscenze e abilità oggi impensabili: per la nostra materia esisteva il doppio organico, retaggio delle vecchie “applicazioni tecniche” maschili e femminili; ciò consentiva di organizzare laboratori di ogni tipo (meccanica, elettrotecnica, falegnameria ecc.), cosa che non sarebbe stata possibile in altro modo.
Il numero di allievi per classe era adeguato agli spazi, e dove vi erano portatori di handicap, il numero era particolarmente contenuto; pochi stranieri da alfabetizzare; i presidi avevano meno potere di oggi, ma erano anche meno succubi dei genitori invadenti, erano disponibili e più attenti alle cose pratiche che alla burocrazia.
I collegi docenti servivano per risolvere i problemi che si presentavano quotidianamente nella scuola e non per istituire inutili commissioni create ad arte per stare a scuola più tempo; i genitori erano collaborativi , rimproveravano il figlio se si faceva male a scuola o in gita, invece che denunciare i docenti, per questo le gite si facevano ed erano un importante momento di crescita per tutti; non era di moda ancora ricorrere ai tribunali amministrativi contro gli insuccessi scolastici, ma si invitavano i propri figli a impegnarsi di più.
Gli studenti problematici e/o in difficoltà c’erano naturalmente anche allora, non si bollavano con strane sigle ma si aiutavano, faceva parte della nostra professione anche 30 anni fa anche senza compilare ridicoli documenti.
Nell’89 il privilegio del doppio organico, finì, non in modo graduale, come il buon senso suggeriva, ma di colpo, e la metà dei docenti della materia si ritrovò soprannumeraria; mi ritrovai così di nuovo precario e per 10 anni mi districai tra soluzioni oscillanti tra il sostegno, l’utilizzo su progetti, corsi serali di matematica, ore alternative alla religione e altre varie.
Per ritrovare la stabilità, devo attendere 1999; stabilità che dura però solo fino al 2003 quando nuovi tagli denominati “riforma Moratti” riducono le ore settimanali per classe da 3 a 2. Nuovi esuberi, nuovi utilizzi, ma soprattutto fine definitiva della possibilità di svolgere tante attività didatticamente valide che prima erano normali. Paradossalmente, mentre le ore della disciplina calano di un terzo, si aggiunge, d’ufficio, l’informatica.
Il seguito si chiama “riforma Gelmini” con le classi pollaio in spregio ad ogni norma igienica e di sicurezza.
Ai problemi creati dalla politica si aggiunge un’immigrazione massiccia senza che si siano predisposti adeguati piani di inserimento; come non bastasse, molte famiglie delegano sempre di più alla scuola, anche i loro compiti più naturali.
Stipendi bloccati, naturalmente. Un discorso a sé merita l’evoluzione dei compensi per progetti e funzioni strumentali, inizialmente adeguata, poi sempre in calo fino a quote simboliche e risibili.
Oggi, finalmente, preceduta da annunci di investimenti , arriva la riforma Renzi. L’entusiasmo dura però pochissimo perché scopriamo rapidamente che i fondi proverranno da nuovi tagli: abolizione degli scatti d’anzianità, straordinari obbligatori e non pagati sotto il nome di “banca ore”.

Il “fare cassa” dei governi tagliando sulla scuola, procede quindi senza contrasti, resta il dubbio di come sono stati spesi questi soldi presi alla scuola, per decenni, da governi di ogni colore.
Sono un professionista e continuerò a fare bene il mio lavoro di docente nelle classi pollaio e nelle commissioni inutili, lascerò però agli altri il volontariato: basta incarichi, basta disponibilità; nella “buona scuola” dopo 33 anni di lavoro figurerò certamente tra docenti non meritevoli.

 


Marco Pifferetti ottobre 2014