Sito di Marco Pifferetti.

 

 

Una pagina nera per la scuola e per la nostra democrazia, una riforma contro l´istruzione pubblica.

Dopo aver ignorato il più partecipato sciopero degli ultimi tempi e il blocco degli scrutini, alla fine, la cosiddetta "buona scuola" in odore di incostituzionalità, dopo la fiducia al Senato e la blindatura del testo alla Camera, è diventata legge con la firma del Presidente.
Una legge imposta con arroganza da un unico partito, che soddisfa le richieste di Confindustria e di Treelle; eppure è lo stesso partito, che, durante il governo Berlusconi, aveva aspramente contestato l´ex ministro Gelmini, affermando che la scuola era un bene comune e che, quindi, qualunque riforma doveva essere ampiamente condivisa. Si è arrivati invece a questa legge senza una discussione parlamentare seria, senza ascoltare minimamente chi nella scuola vive ogni giorno, facendo però credere al pubblico non direttamente informato, che ciò venisse fatto. Ancora una volta, e peggio delle altre volte, la scuola verrà riformata da chi non la conosce, umiliando la professionalità dei docenti attraverso prospettive che indignano e senza fornire benefici agli studenti.

- Non esisteranno più graduatorie pubbliche e trasparenti, il dirigente scolastico avrà il potere, di mussoliniana memoria, di assumere, licenziare e premiare i docenti, con tutte le pressioni e i condizionamenti che ne conseguiranno, ci saranno tutti i presupposti perchè il clientelismo italico entri anche nella scuola.
- Soldi in più non ne arriveranno, anzi, al posto del fondo d'istituto statale entreranno finanziatori privati e quote volontarie, in questo modo si scaricherà sulle famiglie la maggior parte dei costi, e mentre alcune scuole potranno contare su maggiori finanziamenti, le altre saranno penalizzate, in barba alla Costituzione, che garantisce a tutti un'educazione di uguale livello; si creeranno invece disuguaglianze sociali e territoriali e una competizione che lascerà indietro proprio i più bisognosi.

Aumenteranno invece i finanziamenti alle scuole private in spregio dell'Art.33 della Carta costituzionale secondo cui "enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato". Di fatto circa 530 milioni di euro saranno sottratti alla scuola pubblica e destinati a quella privata.
- Il piano di normalizzazione dei precari sarà parziale e molto più contenuto rispetto a quanto dichiarato, molte assunzioni saranno addirittura virtuali, giusto per non incorrere nelle sanzioni previste dalla Corte di giustizia europea; molti precari storici abilitati dovranno rifare il concorso o cambiare mestiere.
- Il governo avrà libertà di modificare l'orario di lavoro e gli stipendi dei docenti, senza contrattare con i sindacati: sono le famose "deleghe in bianco" che violano l'art. 76 della Costituzione, perchè la delega al governo non può essere mai in bianco.
- Non esisteranno più le domande di trasferimento tra una scuola e l'altra e i perdenti posto torneranno di fatto ad essere precari in attesa di chiamata
- Il merito dei docenti sarà quantificato da un comitato di valutazione composto, tra gli altri, anche da genitori e alunni dando quindi una pesante responsabilità anche a chi non è competente in materia e addirittura ai minorenni.

Chissà con quale spirito i docenti inizieranno il nuovo anno scolastico: alcuni saranno obbligati a lavorare a migliaia di chilometri da casa e a tutti mancherà la serenità per potersi dedicare con cura alla propria professione.

Marco Pifferetti Luglio 2015